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Che Guevara. Lotta con il cuore

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Sezione 1
Sezione 2

Un lauto pasto

SANTA CLARA, Mausoleo di Che Guevara. 1967

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Mi diedero la caccia come un animale, in Bolivia... L'operazione era guidata da Félix Rodrìguez, un agente della CIA infiltrato a Cuba.

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Nei primi giorni di ottobre, non sapevo più dove andare. Ero senza cibo e senza via di fuga. Mi rifugiai in un canalone dove presto fui circondato dalle forze militari.
Qui fui catturato dall'esercito boliviano, assieme ad altri guerriglieri, nella Quebrada del Yuro, a pochi chilometri dal villaggio di La Higuera. Mi gambizzarono e fui costretto ad arrendermi...
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Ero disarmato e ricordo che dissi: <<Non sparate! Sono Che Guevara! Posso esservi più utile da vivo che da morto!>>. Il capo dell'esecutivo boliviano, Renè Barrientos, appena fu informato della mia cattura, ordinò la mia uccisione e diffuse un comunicato in cui affermava che invece ero morto in combattimento...

Niente di più vile e di più falso! Mi rinchiusero in una stanzetta, nella piccola scuola del paese, dove passai la notte in agonia. Chiesi qualcosa da mangiare, poichè mi sarebbe piaciuto morire a stomaco pieno, così mi portarono un piatto di montone con patate che divorai letteralmente.

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Non aspettarono, per fortuna... Fui ucciso nel primo pomeriggio successivo, il 9 ottobre del '67. Scelsero a sorte, tra alcuni volontari, per ammazzarmi. Mario Teràn, un sergente dell'esercito, fu il fortunato... Gridai un addio alle persone che amavo. Ero il Che, eppure rimanevo sempre un uomo. Non c'era motivo di tremare.
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Sezione 3
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